Pregare con Maria
La grotta della Rivelazione
Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore,
mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
SALMO 18, 3
Signore degli eserciti!
L’anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente.
Anche il passero trova una casa
e la rondine il nido
dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari,
Signore degli eserciti,
mio re e mio Dio.
Beato chi abita nella tua casa:
senza ine canta le tue lodi.
Beato l’uomo che trova in te il suo riugio
e ha le tue vie nel suo cuore.
SALMO 84, 2-6
La grotta della Rivelazione. L’uomo ha bisogno di un posto in cui essere al sicuro: per questo cerca sempre un riparo, un luogo in cui riposare ed essere custodito, è in questo luogo che l’uomo rinasce. La grotta diventa, simbolicamente, il posto in cui l’uomo si nasconde, dove l’uomo comprende, dove l’uomo capisce e dove Dio si incarna nel mondo. Il tema del conseguimento di un luogo sicuro è nella natura dell’uomo, tant’è che egli cerca di costruire una casa a Dio, pensando che questo sia anche un Suo bisogno. Invece, già nella Scrittura, vediamo come Dio non voglia che l’uomo gli costruisca una casa perché, come dice a Davide, sarà Lui a costruire una casa all’uomo, anzi, a fare dell’uomo la Sua casa. L’uomo, quindi, è il luogo dove Dio vuole riposare, dove Dio si sente a casa; così come l’uomo, in Dio, può riposare e trovare un posto in cui sentirsi a casa.
La grotta è simbolica perchè è il luogo semplice, spoglio, nudo ed essenziale che Dio sceglie per incarnarsi, nascendo nella grotta di Betlemme, così come l’essenzialità dell’uomo e la semplicità della vita di ciascuno rivelano il posto dive Dio ha scelto di manifestarsi.
Lo sguardo
Su chi volgerò lo sguardo?
Sull’umile e su chi ha lo spirito contrito
e su chi trema alla mia parola.
ISAIA 66,2
né i miei occhi guardano in alto;
non vado cercando cose grandi
né meraviglie più alte di me.
Io invece resto quieto e sereno:
come un bimbo svezzato in braccio al sua madre,
come un bimbo svezzato è in me l’anima mia.
Israele attenda il Signore,
da ora e per sempre.
SALMO 131
Lo sguardo ha la dimensione dell’osservare e l’osservare, dal latino servare, ci rimanda al tema fondamentale della nostra vita di fede che è il custodire. Infatti, Maria è la donna che custodisce, che si prende cura non solo del Signore Gesù ma, in quanto Madre della Chiesa, pone tutti noi sotto il suo sguardo di protezione. Stare sotto lo sguardo di qualcuno significa essere osservati: guardian angel si chiama l’angelo custode in inglese. Guardare è, quindi, volgere attenzione e noi dobbiamo indirizzarla verso la nostra fede: osservarla, non nel senso di obbedire ai comandamenti quanto, piuttosto, di custodirli come il Signore ce li ha consegnati. Lo sguardo, allo stesso tempo, ha due dimensioni: una in entrata e una in uscita. Come sappiamo dalla Scrittura non è ciò che entra dal di fuori a rendere impuro l’uomo, ma ciò che esce dal suo cuore: l’occhio, come finestra, deve pertanto fungere da filtro tra ciò che entra e ciò che esce. Lo sguardo è, quindi, fondamentale nel discernimento: percorso inteso non tanto come orientamento a vedere Dio in tutte le cose, quanto piuttosto a vedere tutte le cose come le vede Dio; questo è lo sguardo della misericordia, questo è lo sguardo di Maria, Madre di misericordia e di tutte le grazie.
La bocca
Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare.
Egli mi toccò la bocca e disse:
“Ecco, questo ha toccato le tue labbra,
perciò è scomparsa la tua colpa
e il tuo peccato è espiato”.
Isaia 6, 6-7
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Poi, riunita la folla, disse loro: “Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!”.
Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: “Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?”.
Ed egli rispose: “Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata.
Matteo 15, 8-13
La bocca è una parte fondamentale nella dimensione della preghiera perché è ciò che ci permette di tirar fuori quello che abbiamo nel cuore. Non si tratta, unicamente, di una preghiera che esce da noi ma anche di una preghiera che entra in noi attraverso la bocca. Dalla stessa etimologia della parola adorazione, che deriva dal latino ad (alla) os (bocca), capiamo il significato dell’atto di portare alla bocca ciò che abbiamo di più caro. Pensiamo ai bambini che quando trovano una cosa che non conoscono la portano alla bocca per assaggiarla. Darsi un bacio, è il momento di relazione più intimo che abbiamo con qualcuno, è il portare più vicino possibile a sé la persona a cui vogliamo bene. Così l’adorazione è un bacio fra l’uomo e Dio, è il raggiungimento della relazione più intima e piena. Nella Scrittura, si parla di “bacio santo” con cui salutare i fratelli, ma è bello pensare anche al bacio di Dio, come al momento in cui il Signore ci incontra e mette il suo sigillo sul nostro cuore.
Il collo di Maria
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse
“Non hanno vino”.
Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.
Giovanni 2, 3.5
Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti,
perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.
Colossesi 1,18
Matteo 11,25.8-30
Il collo di Maria. Maria è il collo della Chiesa: potremmo definire così Maria poiché, se la Chiesa è il Corpo Mistico di Gesù e Gesù è il Capo della Chiesa, Maria in questo corpo è ciò che unisce il capo al corpo, cioè il collo. Il collo permette al capo di parlare al corpo: tutto quello che deve arrivare al corpo passa per il collo che fa da filtro. E’ il canale della grazia, in questo senso Maria è capace di assumere il compito di portare all’uomo ogni grazia divina. Lei è strumento di Dio e non vuole mai essere altro che strumento nelle sue mani. Il collo è umile, nessuno lo menziona parlando delle parti vitali del corpo, eppure se lo tagli sei decapitato, non sei più legato a Cristo. Ogni movimento che fa la testa è possibile grazie al collo, altrimenti non potrebbe girarsi, non potrebbe muoversi. Maria assolve proprio questo compito nella Chiesa, compito fondamentale, portare la volontà del Capo, cioè di Gesù, a tutto il corpo e fare in modo che il Capo, cioè Gesù, conosce le necessità del corpo e quindi giri il Suo sguardo verso di noi.
La mano
Ecco, sulle palme delle mie mani ti ho disegnato, le tue mura sono sempre davanti a me.
Isaia 49,16
Prima che nascessero i monti e la terra e il mondo fossero generati, da sempre e per sempre tu sei, o Dio.
Tu fai ritornare l’uomo in polvere, quando dici: “Ritornate, figli dell’uomo”.
Mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio: rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda.
Salmo 90.1-4.17
La mano di Dio ci crea e ci custodisce. Le nostre mani hanno un’importanza fondamentale nella vita, perchè siamo fatti a immagine di Dio che ci chiede di cooperare con lui, chiamandoci a utilizzarle per creare e aiutare il nostro prossimo ma, anche, per custodire e costruire la nostra vita. Quando parliamo dei talenti che Dio ci affida, dobbiamo considerare che noi siamo il primo talento e il talento richiede una risposta operosa da parte dell’uomo. La mano, quindi, anche quando non è possibile utilizzarla, rappresenta simbolicamente lo strumento che Dio mette a disposizione dell’uomo per prendersi cura e produrre: quindi le nostre mani usate come fossero la mano di Dio tese verso il prossimo per aiutarlo e non utilizzate come strumento di male e di guerra. In questo modo, compiendo le opere di Dio, anche le nostre mani partecipano alla preghiera ed è allora che, anche se rattrappiscono, possono essere guarite e diventare strumento di guarigione: “E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: << Tendi la mano!>> Egli la tese e la sua mano fu guarita.” (Marco 3,4-5)
La Rivelazione
Allora ho detto: Ecco, io vengo.
Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà
SALMO 40,8-9
Uno degli anziani mi disse: “Non piangere; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli”.
Apocalisse 5, 1-5
La Rivelazione è Dio che si rivela all’uomo: ma anche Dio che rivela l’uomo all’uomo, che svela all’uomo sé stesso. L’Annunciazione è ciò che rivela questa grandezza di Dio che si fa carne e il Libro della Rivelazione manifesta questo passaggio del logòs che divenne sàrx. Ciò che è imperscrutabile, che è nel cielo, che è apparentemente lontano dall’uomo ne assume la stessa natura carnale, acquisendone precarietà e mortalità: Kaì ò lògos sàrx eghèneto. L’accostamento delle due parole lògos e sàrx fece grande scandalo perché rappresentavano due dimensioni tra loro lontane, mentre Dio sceglie di renderle vere e reali nel mondo, annullando in Cristo ogni separazione tra il cielo e la terra. La Vergine della Rivelazione, che è la Vergine dell’Assunzione, l’Assunta, ci parla di questa unione indissolubile tra anima e corpo, grazie alla quale quando entreremo nella vita eterna non sarà solamente la nostra anima a godere di Dio, ma anche il corpo trasfigurato, che vivrà in Dio per l’eternità.
La cintura
Dimentica forse una vergine i suoi ornamenti,
una sposa la sua cintura?
Geremia 2,32
Prendete dunque l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno cattivo e restare saldi dopo aver superato tutte le prove. State saldi, dunque: attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace.
Efesini 6, 13-15
Atti degli Apostoli 12, 7-8
La cintura: la stessa parola ne dice l’importanza, derivando da cingere, abbracciare, tenere unito. La cintura di Maria ci fa vedere come sia abbracciata da Dio, cinta e avvolta da Lui. Ogni cristiano dovrebbe coniugare questo senso di avvolgimento in Dio, alla spinta ad abbracciare e cingere il prossimo. La cintura ricorda la sicurezza delle mura di cinta: il sentirsi difesi e custoditi rimanda alla dimensione propria di ciò che è unificato in Dio, indiviso, come il monaco, μόνος, uno in Dio. La cinta della Vergine della Rivelazione è rosa e questo particolare ci rapporta alla sua maternità, al cingere nel suo grembo il tabernacolo dove Dio si incarna. La cintura rimanda, però, anche al combattimento e sappiamo che porre la cintura in vita assicurava prontezza e vigore nell’azione: fermare una cinta ai fianchi era il primo atto da compiere prima di ogni forma di attività e combattimento per non essere intralciati dalle lunghe vesti allora indossate. San Paolo esorta alla buona battaglia della fede, a rimanervi in uno stato di vigilanza e fermezza, cingendosi i fianchi con le armi della verità e della giustizia; così anche negli Atti degli Apostoli, riferendosi alla fuga di san Pietro dal carcere, si sottolinea l’incitazione dell’angelo che lo libera, a mettersi la cintura.
Le ginocchia
Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti
Salmo 95,6
Matteo 2,9-12
Le ginocchia, seppur parte piccola e nascosta, sono essenziali per la nostra vita, così come ogni parte del nostro corpo, in quanto funzionali alle altre. Le ginocchia ci permettono di pregare con il corpo quando ci inginocchiamo, quando impariamo a piegarci senza spezzarci, quando impariamo a fletterci nella nostra vita e anche quando cadiamo, sapendo metterci ai piedi del Signore per esprimere il nostro amore, le nostre lacrime e i nostri desideri. Tutti i santi hanno insegnato l’importanza di sapersi mettere in ginocchio: la preghiera deve coinvolgere tutto il corpo, altrimenti tenderemmo a separare ciò che chiediamo da ciò che viviamo nella vita. Le ginocchia ci rimandano anche al tema della giuntura, alla necessità di un collegamento tra una parte e l’altra del corpo per poterci muovere e agire. L’articolazione tra la nostra vita terrena e la dimensione divina è costituita dalla relazione con Dio e questa articolazione passa attraverso Maria, colei che trasmette al Padre la nostra preghiera. Nelle relazioni con i fratelli il nostro tramite è Cristo, il Dio incarnato, perché altrimenti i nostri legami sarebbero puramente umani, quindi rigidi e sterili.
I piedi
Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato.
Salmo 18, 37
i piedi del messaggero che annuncia la pace,
del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza,
che dice a Sion: “Regna il tuo Dio”.
Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce,
insieme esultano,
poiché vedono con gli occhi
il ritorno del Signore a Sion.
Prorompete insieme in canti di gioia,
rovine di Gerusalemme,
perché il Signore ha consolato il suo popolo,
ha riscattato Gerusalemme.
Isaia 52, 7-9
I piedi sono una parte importante del corpo perché sono a contatto con la terra e, quindi, ci tengono legati al presente, alla realtà. Ai tempi della Bibbia le strade erano polverose e spesso si camminava a piedi nudi, tanto che era necessario ripetere la lavanda dei piedi più volte. Questo aspetto ci rimanda a un tema fondamentale: le cose che ci mantengono più strettamente legati alla concretezza, rischiano di essere ferite maggiormente ed è per questo che dobbiamo averle in particolare cura e custodia. Per tale motivo nel Vangelo di Giovanni, dove è assente la frazione del pane, il momento più alto del sacrificio eucaristico è rappresentato dalla lavanda dei piedi, descritta come offerta che Gesù fa di sé per riscattarci, e come insegnamento e testimonianza. Per questo la Scrittura evidenzia il legame tra piedi e annuncio dicendo quanto sono belli i piedi di coloro che annunciano la Parola. Di fatto i piedi sono fondamentali per essere apostoli, in quanto inviati, e l’inviato è chiamato a camminare. La cura dei piedi è simbolo della cura di tutta la nostra persona, ma è anche manifestazione di santità, tant’è che nelle apparizioni di Maria, la presenza dei piedi nudi, in tutta la loro bellezza, ci garantiscono che è proprio Lei.
La veste bianca
Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo.
Galati 3, 26-27
Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: “Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?”.
Gli risposi: “Signore mio, tu lo sai”.
E lui: “Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello.
Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio;
e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.
Apocalisse 7, 9. 13-15
La veste bianca è segno di candore e purezza. Il colore bianco indica liturgicamente la santità, e ci rimanda a quella dimensione umana del sacro che è data dal silenzio, ricorda la neve e ciò che è nella pace. Il bianco è la pienezza di tutti i colori, all’opposto del nero che invece ne è l’assenza. Nel bianco c’è tutto, possiamo dire che nel bianco si rispecchia l’immagine di Dio ed è per questo che coloro che nella vita hanno incarnato maggiormente questo candore, sono rappresentati in vesti bianche: tra questi, più di tutti, Maria. La veste bianca è l’abito con cui entriamo nella vita: ci viene consegnata nel battesimo e ci viene detto di custodirla perché ci servirà nel giorno della nostra risurrezione in cui saremo, non solo simbolicamente, ma realmente vestiti della stessa veste bianca battesimale che, anche qualora l’avessimo sporcata, verrà resa nuovamente candida dal sangue dell’Agnello, per la cui Passione siamo stati salvati e redenti.
Il manto di Maria
Partito di lì, Elia trovò Eliseo, figlio di Safat.
Elia, passandogli vicino,
gli gettò addosso il suo mantello.
1Re 19,19
Sub Tuum praesidium
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,
Santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche
di noi che siamo nella prova
ma liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta.
Sub tuum praesidium confugimus,
Sancta Dei Genetrix.
Nostra deprecationes ne despiacias
in necessitatibus,
sed a periculis cunctis
libera nos semper,
Virgo gloriosa et benedicta.
Il Manto di Maria: ci rimanda alla preghiera che rivolgiamo a Maria per ottenere la Sua protezione. Al Manto è legata un’altra devozione molto importante, quella al Sacro Manto di Giuseppe: entrambe le dimensioni evidenziano il ruolo di protezione che ha avuto per Gesù la Sacra Famiglia. Il mantello, quindi, come luogo dove trovare ristoro, riposo e protezione. È anche segno di appartenenza: a una comunità, a una famiglia, a un popolo. Pensiamo al mantello che Elia getta su Eliseo per trasmettergli lo spirito e l’investitura. Il mantello è anche simbolo di condivisione, vediamo santi che si tolgono il mantello per darlo ai poveri, come san Martino, privandosi del necessario alla stessa vita. Infatti il mantello non era un semplice indumento, ma rappresentava la casa stessa, tant’è che non poteva essere tolto, neanche per i maggiori debiti e, se tolto, doveva essere restituito entro la sera. A volte poteva essere unico elemento di contatto con l’esterno, ma rappresentava anche la parte più intima della persona: pensiamo al desiderio dell’emorroissa di toccare anche solo il mantello di Gesù per ottenere grazia.
La postura
Mi prostro verso il tuo tempio santo.
Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome
.
Salmo 138,2
Era tutto qui in terra
E di sé tutti i cieli
riempiva il Dio Verbo infinito:
non già uno scambio di luoghi,
ma un dolce abbassarsi di Dio verso l’uomo
fu il nascer da Vergine,
Madre che tutti acclamiamo:
Ave, Tu sede di Dio, l’Infinito;
Ave, Tu porta di sacro mistero.
(…)
Ave, per Te fu rimessa la colpa;
Ave, per Te il paradiso fu aperto.
Ave, o chiave del regno di Cristo;
Ave, speranza di eterni tesori.
Ave, Vergine e Sposa.
Akáthistos, stanza 15
La postura ci ricorda che è importante pregare con il corpo ma ci ricorda, anche, che il modo in cui ci poniamo di fronte all’altro ci parla della nostra modalità di relazionarci col prossimo. Come guardiamo Dio dal basso, dove noi siamo, verso l’alto, dove è Lui, lo stesso dovremmo fare nei confronti di ogni fratello. Ma questa dimensione del guardare dal basso si declina con un guardare inverso, dall’alto verso il basso: nei confronti di chi sta a terra, di chi è caduto, di chi ha bisogno di aiuto per rialzarsi. Per questo, l’atteggiamento della preghiera ci fa muovere il corpo inchinandolo e la postura della statua della Vergine della Rivelazione, che raffigura Maria leggermente inclinata in avanti, ci ricorda la proskynesis cioè il flettersi davanti a Dio per ricevere la Sua benedizione: la preghiera è un mettersi in ginocchio davanti a Dio o, addirittura, come conosciamo di molti Santi, il gettarsi a terra attaccati al suolo. Anche lo stare in piedi, tuttavia, è una dimensione tipica della preghiera; pensiamo all’inno Akáthistos che letteralmente vuol dire “non stare seduto”: quindi, essere in movimento, in cammino. A questa antica preghiera alla Vergine Maria, san Giovanni Paolo II ha assegnato la stessa indulgenza del Rosario.











